Non sono solo canzonette

Nel libro di Palmieri e Grassilli La neuropsicantria infantile. Manuale cantato di psicopatologia dell'età evolutiva (Ed, La Meridiana, Molfetta, 2017, con CD) sono presentate 17 canzoni degli autori, corredate da riflessioni di vari esperti su diversi aspetti dei disturbi dell’età evolutiva, quali tra gli altri, il deficit di attenzione e l’iperattività, i DSA, i disturbi della condotta e del sonno, la balbuzie, i disturbi derivati da maltrattamenti e abusi, l’autismo.
A Cristian Grassilli - psicologo-psicoterapeuta, musicoterapeuta e cantautore - e Gaspare Palmieri - psichiatra, psicoterapeuta, cantautore - abbiamo rivolto alcune domande, ringraziandoli per la disponibilità.

Musicheria: Si fa sempre fatica a pensare che i bambini siano soggetti a disturbi e sofferenze psichiche. La realtà purtroppo ci pone di fronte a situazioni complesse e a volte di difficile comprensione. Qual è la situazione oggi nella realtà italiana?

Grassilli e Palmieri: Sicuramente negli ultimi anni c’è più attenzione a questi tipi di disagi, ma c’è anche un aumento degli stessi per una serie di motivi sociologici. Come ci ricorda Furio Lambruschi nella prefazione attualmente il 15/20% della popolazione tra 0 e 18 anni manifesta un qualche tipo difficoltà di carattere e di questi solo il 10/15% viene preso in cura da servizi pubblici e privati. Il restante resta impigliato in modo vario nella sua condizione psicopatologica. La bassa percentuale di casi che arriva ai servizi psichiatrici mette in luce un problema sociale tanto ovvio quanto preoccupante: i bambini con un disturbo psichiatrico non sono in grado, da soli, di cercare aiuto. Inoltre, se non sono adeguatamente individuati e trattati i disturbi psichiatrici infantili gravi non vanno di solito incontro a remissione spontanea e finiscono per produrre uno scarso adattamento nell’adolescenza e nella vita adulta. Tutto ciò rende evidente quanto sia importante dar voce all’infanzia e alla sofferenza infantile.

M.: Cosa vi ha spinto a scegliere la forma canzone per parlare delle psicopatologie dell’età evolutiva? E qual è il significato del vostro neologismo “Neuropsicantria”?

G. e P.: Riteniamo che la canzone sia uno strumento efficace ed immediato poiché in pochi minuti può riuscire ad emozionare, informare, a fare riflettere e, ci auguriamo, anche ad incuriosire le persone a quello che noi definiamo lo ”psicomondo”. Abbiamo realizzato altri due libri/cd “Psicantria: manuale di psicopatologia cantata” (2011) e “Psicantria della vita quotidiana”(2014) in cui ci sono canzoni che trattano di disturbi legati all’età adulta. Il neologismo “Psicantria” significa cantare la psichiatria e in questo ultimo libro viene declinato in cantare la neuropsichiatria e il mondo dell’infanzia.

M.: Voi avete proposto le vostre canzoni in convegni, incontri, scambi anche con le scuole. Che riscontri avete avuto soprattutto dal mondo della scuola?

G. e P.: Il riscontro principale dal mondo della scuola è stato osservare come cantare una canzone incuriosisca i ragazzi e li renda subito partecipi del tema che tratta; dà loro la possibilità di identificarsi ed è un facilitatore di condivisione di esperienze e di contenuti, anche personali a volte. Vedere uno psichiatra e uno psicologo che imbracciano una chitarra e cantano di temi come la dipendenza da sostanze, il bullismo, l’adolescenza ai loro occhi può sembrare inusuale in prima battuta, ma poi ha il vantaggio di catturare la loro attenzione, alternando discussioni a momenti di ascolto.

M.: Ritenete che si debba far distinzione tra educazione musicale e musicoterapia, e comunque pensate che le attività musicali possano essere utili, se non a risolvere, se non altro ad aiutare il superamento delle difficoltà e dei deficit psichici dei ragazzi?

G. e P.: Pensiamo che gli ambiti di competenza tra l’educazione musicale e la musicoterapia in certi casi possano essere trasversali e quindi sovrapporsi: il fare musica insieme, imparare ad ascoltare sè stessi e gli altri e condividere il piacere di un’esperienza musicale è uno dei punti centrali. E’ chiaro però che sono due formazioni e due percorsi che mantengono un’identità distinta l’uno dall’altro e che vanno calibrati sulle persone (bambini, ragazzi, adulti) e sul loro tipo di disagio. All’interno di una relazione “fare musica” può essere un’occasione di socializzazione, di condivisione di contenuti personali, di regolazione emotiva, tutti obiettivi importanti in percorsi di riabilitazione.

Sul sito http://www.psicantria.it/ita/ è possibile ascoltare i brani del CD “Neuropsicantria infantile”.



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