2017

18/9

by Felice Clemente

Interviste

L'esperienza dell'I.C. Villasanta (MB)



Intervista a Felice Clemente musicista, compositore, insegnante


Musicheria: un vecchio (e ingiusto) detto recitava più o meno così: chi non sa suonare fa l'insegnante. La professione dell'insegnante è stata considerata spesso un ripiego per quei musicisti che non riescono a "sfondare" nel campo concertistico. Sembra che per te questo assolutamente non sia vero come testimoni in una intervista che ti hanno fatto i ragazzi (https://youtu.be/9qpGfNP-3Y4) Oltre ad essere un affermato musicista ti stai dedicando con passione anche all'insegnamento. Che rapporto vedi tra queste due "professioni"?

Felice Clemente: Credo che il vecchio detto possa riferirsi a chi ha iniziato ad insegnare come ripiego per poter vivere e che non crede alla grossa opportunità di crescita e di responsabilità che riserva il mestiere del docente.
Io sono convinto che per poter insegnare bene bisogna essere davvero appassionati, innamorati e appagati dal proprio lavoro di musicista.
Per quanto mi riguarda se non fossi soddisfatto della mia carriera artistica, credo che trasmetterei frustrazione e insoddisfazione ai ragazzi, e questo è deleterio in un giovane che si affaccia ad un mondo nuovo e che ha modo di conoscere attraverso il proprio insegnante. Il ruolo del docente è quello di far appassionare i propri studenti alla musica attraverso il sacrificio, la disciplina e l’esempio allargando i loro orizzonti, aiutandoli, a sviluppare e coltivare, l’interesse e l’amore per l’arte.

M.: Recentemente hai promosso l'iniziativa dell'Orchestra Stabile dell'I.C. Villasanta (MB). Come è nata l'idea e come si è sviluppata?

F.C.: L'idea è nata dall'importanza e l'esigenza di insegnare la passione. L'Orchestra è formata dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Villasanta dalla quinta elementare alla terza media.
L’Orchestra è nata a novembre 2016 ed è stata voluta e sostenuta anche dalla dirigenza scolastica, una dirigenza illuminata e visionaria.
Una realtà musicale che non sia solo proiettata al saggio finale, ma sia motivo d’impegno costante e di condivisione in vista di un progetto più ampio, è una sfida non usuale in ambito scolastico.
Un’Orchestra composta da fiati, chitarre, percussioni, tastiere e voci, ma soprattutto da ragazzi di grande volontà e passione, cresciuti, in un anno, non solo artisticamente, ma soprattutto umanamente.
L’elemento importantissimo che scaturisce da questo progetto è il senso fondamentale ed essenziale di una vera Orchestra: saper ascoltare.
Un ascolto profondo di se stessi e degli altri, e del mondo stesso che sta attorno.
Credo che proprio attraverso l’assunzione di un ruolo preciso di ogni studente nell’Ensemble strumentale possa sviluppare in loro il senso di appartenenza al gruppo e di responsabilità nel prendere un impegno e rispettarlo nei confronti degli altri. Inoltre, suonare insieme vuol dire imparare ad ascoltare gli altri, condividerne gli obiettivi e i sacrifici dando il proprio contributo al meglio delle proprie possibilità, rispettando i tempi di apprendimento dei singoli.
La creazione e l’avvio di questo progetto ha diversi risvolti didattici, pedagogici, sociali e istituzionali sia per i ragazzi che per l’istituto scolastico stesso, in quanto, gli alunni hanno attuato un percorso che li ha portati a una migliore e più profonda socializzazione, oltre a un evidente e sensibile innalzamento dell’autostima. Credo profondamente che proporre ai ragazzi orizzonti diversi, apparentemente lontani, sia fondamentale per la crescita della loro l’autostima. Gli alunni infatti si sono sentiti coinvolti in qual cosa di “grande”, una sfida, e la riuscita ha donato, ad ognuno di loro, un appagamento così significativo, che di sicuro li aiuterà ad affrontare in futuro anche gli obiettivi più difficili, con uno spirito diverso.
In questi anni d’insegnamento ho verificato concretamente quanto i ragazzi, se stimolati e motivati nel modo giusto e opportuno, sono sempre in grado di sorprenderti e stupirti.
In ognuno di loro ci sono delle risorse inaspettate. Tutto sta nell’aiutarli a scoprirle e a portarle alla luce, come tesori nascosti.
Una vera e propria ricchezza, un’esperienza formativa, un sostegno profondo per tutta la loro vita.

M.: quali sono le difficoltà maggiori per un insegnante di musica oggi?

F.C.: le maggiori difficoltà sono relazionate all’ambiente in cui lavori, che favorisca la crescita e l’apertura mentale e culturale, dove continuare ad avere stimoli per evolvere anche il proprio approccio all’insegnamento. In secondo luogo la difficoltà di assumere autorevolezza agli occhi dei ragazzi in una società che spesso rema contro e li spinge verso scorciatoie e ad un approccio superficiale e disilluso alla vita. Quindi fare l’insegnante è sempre più difficile, ma se trovi la chiave per entrare nei cuori e nella loro fiducia tutto diventa allora decisamente esaltante e meravigliosamente arricchente per tutti.

M.: Se tu volessi dare quale suggerimento ai giovani musicisti che si diplomano oggi nei Conservatori di musica in merito al loro futuro, cosa diresti loro?

F.C.: direi assolutamente di cercare il proprio cammino e la propria identità musicale perseguendo e realizzando i progetti che li rappresentano realmente. La carriera musicale è certamente più difficile ai giorni d’oggi, in quanto c’è meno spazio e il livello di preparazione in molti casi è aumentato, quindi credo l’unica opportunità è di aver una solida preparazione e di dare il meglio possibile cercando l’originalità della proposta.

http://www.feliceclemente.com/

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