2012

23/1

by Roberto Neulichedl

Riletture

Riflessioni in due tempi in moto retrogrado sulla musica nel tempo della memoria.

L’olocausto rappresenta l’indelebile vergogna umana in cui si è consumata la deflagrazione del rapporto tra il potere e tutto ciò che può dirsi umano. L’espressione artistica costituisce uno degli spazi in cui, pure, si è instaurata un’inaudita violenza. La presenza della musica nel campo di concentramento di Terezín ne è testimonianza, e l’opera Brundibár un caso emblematico.
Da quella tremenda pagina della storia umana dovremmo imparare non solo ad evitare di commettere nuovamente certi errori, ma anche a saper scorgere, per tempo e nel tempo, negli errori dell’oggi i possibili orrori del domani.
Di qui queste "riflessioni in due tempi in moto retrogrado" dedicate al tema della musica nel tempo della memoria. Una riflessione sulla Storia a partire da una "piccola" storia: quella, appunto, di Brundibár.
 
Brundibár1, l’opera di Hans Krasa andata in scena per la prima volta nel 1943 durante il periodo della sua prigionia nel campo di concentramento di Terezín, rappresenta un caso emblematico della degenerazione che può interessare il rapporto tra musica e potere.
Brundibár risulta essere stata eseguita decine di volte (anche clandestinamente) tra gli stessi deportati. Una sua esecuzione, in particolare, è rimasta nella Storia perché immortalata, alla presenza della Croce Rossa Internazionale (ironia della sorte), nel documento cinematografico di propaganda nazista meglio conosciuto come Il Führer regala una città agli ebrei  [Der Führer schenkt den Juden eine Stadt].

La storia che vi si narra è sin troppo elementare. Un padre in guerra; una madre ammalata che avrebbe bisogno di un po' di latte e i suoi due figliuoli che si danno da fare per procurarglielo "dando spettacolo", cantando e ballando, nella piazza del paese. Ma la piazza è considerata proprietà di Brundibár, il suonatore di organetto meccanico che allieta spensieratamente la gente, traendone profitto. Naturalmente Brundibár non può tollerare una simile concorrenza e fa quindi cacciare dalla guardia i due mocciosi, affinché non "rovinino la sua musica". Ma poi, come in ogni favola che si rispetti, i due figlioli avranno la meglio sul "cattivo" Brundibár grazie all’aiuto di alcuni animali e di tanti altri bambini che si organizzano in coro. Una lotta, insomma, tra musiche e musicanti: i primi veri (e portatori di una "musica buona"), l’altro fasullo, perché fraudolento "azionatore meccanico" di suoni.

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1) Cfr., sempre in Musicheria.net, il contributo di Evelin Baldo Brundibar - Musica e Shoa.
Per un altro esempio di progettazione didattica, cfr. Brundibár - Guía Didáctica, di Domínguez I., Gómez E. Hernández A. [Teatro Real di Madrid - 2008].
2) Per approfondire cfr. di Joza Karas, La musica a Terezín 1941-1945, Il melangolo, Genova 2011 (ed or. “The music in Terezín 1941-1945”, NY 2008).


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