2016

29/8

by Maurizio Vitali

Tecnologie digitali

All’inizio del brano volevamo contribuire a creare coi suoni un clima di serenità, per questo abbiamo ricercato e organizzato frammenti di musiche lente, facendole interagire con suoni di paesaggi sonori registrati a scuola...

«L’ambient music deve essere capace di conciliare più livelli di attenzione all'ascolto senza forzarne uno in particolare; deve essere tanto ignorabile quanto interessante» (Brian Eno, Music for Airports / Ambient 1, PVC 7908 - AMB 00).
Questo concetto di Eno, proposto nella note di copertina del suo album manifesto Music for Airport, risulta essenziale per delineare i futuri scenari dell’Ambient Music, e riprende, adattandolo ai tempi, quanto era già stato intuito da Erik Satie con l’invenzione del termine "musica da arredamento", coniato per descrivere alcune composizioni al termine della sua carriera. Ma è possibile che quanto Satie ed Eno intuiscono come frattura nell’evoluzione dei propri diversi percorsi artistici possa rappresentare anche un’esperienza di ricerca e scoperta per due ragazze di 13 anni che si cimentano in un compito scolastico nel corso dell’estate 2015?
La particolarità dell’occorrenza è che non si tratta di un percorso didattico appositamente programmato per introdurre un nuovo genere musicale, quanto di un gradevole e per certi aspetti sorprendente imprevisto.
La composizione che presentiamo è stata realizzata quest’estate come compito creativo assegnatoci per le vacanze dal nostro professore di musica. In questa composizione abbiamo voluto ricreare un’atmosfera tranquilla e avvolgente, con l’intento di realizzare una musica che potesse aiutare a rilassare.

All’inizio del brano volevamo contribuire a creare coi suoni un clima di serenità, per questo abbiamo ricercato e organizzato frammenti di musiche lente, facendole interagire con suoni di paesaggi sonori registrati a scuola nel corso della prima classe. Abbiamo in pratica provato a ricercare e ad assemblare tra loro quei materiali sonori di nostra conoscenza che potevano meglio trasmettere la sensazione che cercavamo.
Abbiamo poi deciso che il tipo suono che avevamo costruito avrebbe fatto, più o meno, da sfondo a tutto il brano e lo abbiamo sovrapposto o alternato a momenti leggermente più veloci e intensi, con cui abbiamo cercato di rendere la composizione più dinamica.
Volevamo creare una specie di musica in grado di ricreare un ambiente, che generasse cioè un effetto particolare, come se fosse in grado di modificare gli spazi in cui poteva essere diffusa, affinché le persone che l’ascoltavano potessero stare in quei luoghi con maggior piacere.
Volevamo che il pubblico quasi non si accorgesse di questi suoni, ma allo stesso tempo che non li ignorasse. Con i compagni di classe questo effetto ha funzionato abbastanza e il professore ci ha spiegato che qualcuno aveva già percorso questa nostra strada, senza che noi lo sapessimo.
Il nostro progetto compositivo ha richiesto circa sei ore di lavoro in coppia. Abbiamo imparato a utilizzare alcuni effetti sonori per noi nuovi in quanto non li avevamo mai ascoltati in classe, né in nostri lavori precedenti né in elaborati dei compagni, e abbiamo acquisito nuove competenze nel montaggio del il suono, tra l’altro divertendoci molto.
La composizione originariamente divisa in due parti è senza titolo, perché ci piaceva l’idea che ognuno, ascoltandola, potesse immaginare una propria storia e interpretarla a suo piacimento: abbiamo semplicemente nominato il file audio “Alice&Alice” che sono i nostri nomi, casualmente uguali.

Progetto realizzato da Alice Aldeghi e Alice Airoldi, alunne della classe 3B della Scuola Secondaria di Brivio dell’IC Brivio (Lc), nell’anno scolastico 2015/16.
Per un approfondimento sul piano metodologico e didattico si veda N. De Giorgi, M. Vitali, Tracce di suono. Paesaggi elettroacustici nell'educazione al suono e alla musica, FrancoAngeli, Milano, 2013.
IL montaggio grafico dell'immagine è di Chiara Vitali

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